Serata davvero ricca e intensa quella organizzata online dall’Associazione culturale Anavim mercoledì 18 febbraio 2026 in compagnia del corrispondente RAI da Gerusalemme Giovan Battista Brunori a partire dal suo recente libro Il nuovo Medio Oriente. Il declino della Mezzaluna Sciita (Belforte editore, 2025). Ad approfondire con l’Autore e con la giornalista Fiammetta Martegani nel ruolo di intervistatrice l’attualissimo e per noi centrale tema del testo, un pubblico folto e partecipe ma purtroppo non particolarmente ricco di presenze torinesi (en passant osservo che rispetto agli eventi culturali e di informazione critica occorrerebbe davvero superare la sterile logica delle vicendevoli chiusure politiche interne alla nostra Comunità). Sollecitato dall’intelligente lettura e dalle domande “senza veli” di Martegani, Brunori ha aperto uno squarcio non solo su una situazione mediorientale ingarbugliata e sempre fosca eppure aperta a nuovi scenari geopolitici, ma anche sui pesanti limiti e sulle visioni a senso unico di cui appare prigioniero gran parte del sistema dell’informazione. Delineando con chiarezza il senso del percorso non rigorosamente cronologico della sua analisi (che parte dalla guerra “dei dodici giorni” con l’Iran nel giugno 2025 – scontro epocale con il vero mandante della guerra di Gaza – per soffermarsi poi sul precedente conflitto con Hezbollah – la sua emanazione libanese – , retrocedere sino alla terribile giornata del pogrom del 7 ottobre da parte di Hamas che tutto ha generato e soffermarsi da ultimo sulle fasi del conflitto nella Striscia), il giornalista ha condotto gli ascoltatori – e i lettori del suo pregevole saggio/reportage – a cogliere le linee della vittoria conseguita da Israele sul piano militare-strategico (sofferta, discutibile nei metodi, parziale e ricca di retro-effetti, ma comunque vittoria) e i contorni della sconfitta del progetto iraniano di dominio su tutta la vasta regione mediorientale (la mezzaluna sciita, appunto), inquietante costruzione teocratica oggi per fortuna tramontata con la crisi evidente del regime degli Ayatollah: oltre l’esito di questo epico scontro, sostanziato dalle esecuzioni mirate del Mossad contro Hanyeh e Nasrallah e dalla spettacolare “operazione walkie talkie”, emerge il profilo di un nuovo assetto geopolitico dell’area mediorientale, in cui gli Accordi di Abramo potrebbero riprendere fiato, Israele acquisire una nuova stabile (?) sicurezza, un equilibrio razionale sostituirsi al fanatismo islamista volto all’annientamento dell’ “entità sionista”.
Il fulcro del discorso di Brunori, professionista rigoroso di rara onestà intellettuale, è stata però la critica senza appello rivolta a gran parte dei mass media e al teatrino dei commenti politici nostrani che, prescindendo dai fatti reali e accertati, appaiono viziati dall’accettazione di fonti parziali e falsificanti risalenti alla stessa Hamas, da un pregiudizio ideologico filopalestinese, da un diffuso orientamento antisionista e antisraeliano. Il servizio del Tg2 in cui il giornalista dimostra, con la sua stessa presenza accanto alle derrate consegnate e ormai alterate, la disponibilità israeliana a far passare i rifornimenti alimentari per Gaza e l’abbandono fatale di queste risorse da parte dell’Onu proprio mentre il mondo accusava Israele di uccidere con la fame i gazawi è un esempio caratterizzante di quanto è accaduto (e accade) e del coraggio non comune di questo inviato Rai. Così come la sua netta denuncia dell’invenzione del bombardamento israeliano sull’Ospedale di Al-Shifa, pochi giorni dopo l’inizio dell’invasione della Striscia. Ciò detto, certo l’esperto reporter non si nasconde e non ci nasconde che – forse anche a causa di questa ostilità pregiudiziale nei suoi confronti alla quale non ha saputo rispondere – Israele pur vincendo la guerra delle armi ha perso la guerra dell’informazione. Ma è anche il mondo dell’informazione che, smarrendo le regole sulle quali è fondato, rischia di smarrire sé stesso.
E questo, secondo Brunori, vale anche per le attuali prospettive politico-diplomatiche e per il modo con cui se ne parla. Rispetto al ruolo del tanto vituperato Board of Peace di Trump, senza lasciarsi andare a ingenui entusiasmi, concretamente e pragmaticamente Brunori afferma che è opportuno sostenere l’unico effettivo sforzo di pace che pare dischiudersi oggi; un tentativo appoggiato oltretutto da alcuni importanti paesi arabi della regione, mentre “tanti Soloni” italiani ed europei (politici come giornalisti) sdegnosamente e superficialmente lo disprezzano in nome di principi del diritto internazionale che l’Onu per primo non riesce a far rispettare.
La serata organizzata da Anavim ha dunque aperto orizzonti significativi, fornendo un contributo alla comprensione geopolitica, un valido sostegno alla critica di pericolose derive dell’informazione, ma anche la fiducia nella forza di un giornalismo lucido e obiettivo.






