GUARDA IL SERVIZIO DEL TG2 DEL 13 LUGLIO 2020 ORE 13
In Medioriente e’ stato d’emergenza: ora però in cima alle preoccupazioni di israeliani e palestinesi non c’e’ la guerra ma il dilagare della pandemia assieme alla crisi economica. Lo stesso presidente americano Trump, tra emergenza Covid (gli Stati Uniti guidano la classifica mondiale della panemia per numero di contagi e di vittime), pesante crisi economica e la nuova ondata di proteste antirazziste, non ha dato finora ad Israele il via libera al suo piano per il Medioriente, tema sensibile quando mancano appena 4 mesi alle elezioni per la Casa Bianca.
Dunque per ora slittano le annessioni della Valle del Giordano previste inizialmente per il primo luglio: lo stesso ministro degli esteri Ashkenazi ha affermato: “non sono in agenda oggi, ne’ domani”. La valle del Giordano e’ considerata dal premier Netanyahu confine orientale necessario per motivi di sicurezza per la difesa da attacchi esterni – sulla base del piano Trump, contestato dall’Unione Europea, dai palestinesi, ma su cui il mondo arabo e’ spaccato, basti pensare al fronte sunnita, guidato dall’Arabia Saudita, che ha cominciato una strategia di costante avvicinamento alle posizioni israeliane, per contrastare l’espansionismo del nemico comune iraniano. L’Arabia Saudita assieme all’ Egitto e ai paesi del golfo non hanno bocciato il piano Trump ma lo considerano un punto di partenza.
Secondo Khaled Abu Toameh, analista del Jerusalem Post, intervistato dal Tg2 – giornalista di grande esperienza che da 37 anni copre l’informazione sui territori palestinesi, tuttavia le annessioni non provocherebbero una terza intifada. “Ci sarebbero dichiarazioni contrarie da parte delle autorità palestinesi – afferma Khaled Abu Toameh – ma non scoppierebbe una terza intifada, perché le annessioni avverrebbero comunque negli insediamenti ebraici esistenti e nelle aree controllate dagli israeliani. Le annessioni non influirebbero direttamente sulla vita della maggior parte dei palestinesi che vivono in cisgiordania.” “Oggi il problema numero uno di molti palestinesi – aggiunge l’analista del Jerusalem Post – è il Coronavirus, assieme alla situazione economica. Io non vedo in giro palestinesi per strada che affermano “Oh mio Dio, stanno per scattare le annessioni”.
I problemi economici hanno il sopravvento anche in alcune interviste ai palestinesi che vivono nell'”area c” dei Territori, area sotto controllo israeliano, nella quale ci sono tutti gli insediamenti e nel quale vivono oltre 100 mila palestinesi. Le interviste sono state realizzate nelle settimane scorse con telecamera nascosta da Zvi Yehezkeli per la tv israeliana Canale 13: molti intervistati prenderebbero volentieri la carta d’identita’ israeliana, per non avere problemi ai posti di blocco, poter lavorare, guadagnare, avere una vita diversa.






