Il nuovo Medioriente: come si è arrivati alla tregua

Il nuovo accordo che divide l’orribile periodo della guerra in un prima e un dopo vede la luce
dopo un anno di speranze, delusioni e roventi polemiche.
La svolta si materializza domenica 12 gennaio 2025 nella notte di Doha, in un colloquio tra i capi di Mossad e Shin Bet David Barnea e Ronen Bar, il premier del Qatar Al Thani, e l’inviato del presidente eletto Trump  Steve Witkoff.
Sul tavolo la lista di 33 nomi di ostaggi da liberare in caso di accordo.
Una lista gia’ uscita a luglio, ma allora tutto si era arenato.
Nel frattempo e’ cambiato il medioriente:
sotto i colpi israeliani cadeva il potente leader degli Hezbollah libanesi Nasrallah, con l’intero gruppo dirigente del partito di Dio; i raid israeliani demolivano le difese di Teheran, cadeva il regime di Assad e gli iraniani dovevano evacuare la Siria.
Veniva ucciso il capo dei capi, Yaya Sinwar, e Hamas decimata.
Alla Casa Bianca, veniva eletto Donald Trump, che aveva minacciato di scatenare l’inferno se Hamas non avesse rilasciato gli ostaggi.
“Siamo pronti a governare Gaza” dice al Tg1 il Ministro degli esteri dell’Autorita’ Nazionale Palestinese    
Farsin Shahin; “dobbiamo rispondere a problemi enormi, e’ nostra responsabilita’ agire subito.”
“E’ un accordo molto doloroso, ma importante” – afferma alla trasmissione cinque minuti il Ministro degli Esteri israeliano Gideon Saar, domani sara’ votato dal governo.”

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