Tg1 Libri:Il Nuovo Medio Oriente.Il Declino della Mezzaluna Sciita

2026, Tg1 Libri a cura di Angelo Polimeno Bottai

2025, Il Secolo XIX, 5 novembre, Marco Menduni

Genova, presentazione di "Il Nuovo Medio Oriente. Il Declino della Mezzaluna Sciita"

2025, Il Riformista, 11 Novembre, Aldo Torchiaro

Senato. Presentazione di "Il Nuovo Medio Oriente. Il Declino della Mezzaluna Sciita"

2025, Corriere della Sera, 22 Novembre, Goffredo Buccini

Corriere della Sera: recensione di "Il Nuovo Medio Oriente. Il Declino della Mezzaluna Sciita"

2025

Due anni dopo l’orrendo massacro del 7 ottobre, la furiosarisposta del governo Netanyahu e l’inizio della guerra a Gaza,l’uccisione di migliaia di civili palestinesi e lo scoppio diuna drammatica crisi umanitaria, il Medioriente è ancora nelcaos anche se comincia a vedersi una luce in fondo al tunnel.L’annuncio di Hamas di liberare gli ostaggi israeliani ridàslancio ai colloqui sulla tregua e sul futuro assetto di Gaza”.Ne parla nel suo libro Giovan Battista Brunori, archivista,giornalista, attualmente corrispondente responsabiledell’ufficio Rai per il Medioriente.Dopo 730 giorni di guerra, si delinea il declino della”Mezzaluna sciita” iraniana e il sorgere di nuovi equilibri trale potenze. Hamas non ha vinto Israele sul piano militare mal’ha battuto però su quello della propaganda e sull’aver messoal centro dell’attenzione mondiale il tema della Palestina.

Oramai però molti paesi arabi e musulmani vedono Hamas come unaparte del problema e non della soluzione, e comincianoapertamente a “scaricare” il gruppo che ha governato Gaza con ilterrore per 18 anni e torturato i suoi abitanti. D’altra parte,la comunità internazionale accusa Israele di uso sproporzionatodella forza, di aver voluto colpire i terroristi punendo unintero popolo, racconta Brunori.Due anni dopo il sette ottobre Israele ha ripristinato ladeterrenza spezzando gli anelli della “catena della morte”preparata dall’Iran. L’Idf è riuscito a schiacciare nemiciesterni ed interni ma non riesce però a debellare il terrorismopalestinese che continua ad insanguinare le città israeliane.La strategia di guerra permanente ha neutralizzatoprovvisoriamente le minacce manifestatesi il 7 ottobre ma non ègaranzia di stabilità a lunga scadenza e non offre soluzioni peruna vera pace. I fronti aperti sono troppi anche per la temibilemacchina bellica israeliana.Sarà invece ancora molto lunga e dolorosa la strada deipalestinesi verso uno Stato, nonostante i riconoscimenti dimolti paesi. In attesa di capire cosa accadrà del piano di pacedi Trump per la stabilizzazione dell’area e la ricostruzione diGaza, la scelta di Hamas di violentare la popolazione israelianail 7 ottobre con l’obiettivo di creare una Palestina “dal fiumeal mare” gettando a mare i suoi abitanti ha indebolito la causadei due Stati, ha rafforzato le ali estreme allontanando dalpercorso di pace anche le donne e gli uomini che in Israelehanno sempre lavorato e creduto nella coesistenza.Sono sempre più drammatiche le condizioni dei palestinesi diGaza vittime dei raid israeliani, ma ancor prima di leaderviolenti e senza scrupoli che hanno promesso loro un futuroglorioso e li hanno invece portati alla rovina. (ANSA).2025-10-06 17:54RLOG

2025

LaPresse 05-10-2025 12:22 [Arte] Libri

Esce ‘il Nuovo Medio Oriente’ di Giovan Battista Brunori Roma, 5 ott. (LaPresse) – Esce per il secondo anniversario della strage del 7 ottobre il libro “Il Nuovo Medioriente. Il declino della Mezzaluna sciita” di Giovan Battista Brunori. Il libro è il racconto di due anni di guerra da parte del corrispondente responsabile dell’Ufficio Rai per il Medioriente. Il volume cerca di mettere in ordine uno dopo l’altro i tasselli di un mosaico che merita di essere ricomposto in modo completo, senza censure, proponendo al lettore chiavi di lettura e immagini dei servizi televisivi delle reti Rai, visibili scansionando con uno smartphone i codici QR. Arricchiscono la pubblicazione interviste ad osservatori d’eccezione come Federico Rampini, Maurizio Molinari, Piero Fassino e Claudio Pagliara. Giovan Battista Brunori, archivista, giornalista, è attualmente corrispondente responsabile dell’Ufficio Rai per il Medioriente. Al Tg2 RAI si è occupato per oltre vent’anni di Esteri

2025

 

Migliaia di servizi, collegamenti, interviste. Giovan Battista Brunori, corrispondente responsabile della sede Rai da Gerusalemme, è uno dei giornalisti che raccontano il Medioriente sul campo e la profonda trasformazione in corso dopo i massacri del 7 ottobre, l’inizio del conflitto su più fronti combattuto da Israele contro il terrorismo e ora l’entrata in vigore della tregua a Gaza con il coinvolgimento di vari paesi arabi e islamici.
Il nuovo Medioriente. Il declino della Mezzaluna sciita, il nuovo libro di Brunori, pubblicato con l’editore Salomone Belforte, fotografa la mutazione in corso attraverso l’esperienza concreta di cronista impegnato a consumare le famose suole delle scarpe sul terreno. Prendendosi anche rischi molto grandi, come quando l’8 ottobre di due anni fa, 24 ore dopo l’assalto alle comunità vicine a Gaza, la sua troupe si ritrovò in mezzo a uno scontro a fuoco tra i terroristi e le forze di sicurezza israeliane nel moshav Netiv HaAsara. Brunori, che è stato il primo giornalista italiano a far conoscere gli stupri compiuti da Hamas, inizia il suo racconto dalla Guerra dei Dodici giorni scatenata lo scorso giugno contro il regime fondamentalista dell’Iran per arginare la minaccia nucleare. È un momento chiave per comprendere il nuovo Medioriente che sta nascendo, un Medioriente «in cui cambia la postura di Israele verso i paesi della regione», mentre parallelamente subisce un duro colpo «l’ambizioso progetto iraniano della Mezzaluna sciita» incentrato sul progetto di cancellare lo Stato ebraico dalla mappa delle nazioni del mondo.

Con Brunori entriamo dentro un tunnel di Hezbollah, riviviamo il dramma del 7 ottobre, quello dei rapiti, le proteste di piazza, ma anche le tensioni innescate in Cisgiordania dai nuovi progetti di allargamento degli insediamenti. L’autore affronta anche il doloroso tema della “normalizzazione” dell’antisemitismo in molte società occidentali per via della tendenza crescente alla “mostrificazione” di Israele. Uno spazio importante è dedicato anche al futuro degli Accordi di Abramo. Accompagnano testi e riflessioni una carrellata di codici QR per vedere i servizi andati in onda sui canali Rai. Notizie e chiavi di lettura per aiutare il lettore a farsi un’idea più chiara di cosa è avvenuto negli ultimi due anni e della direzione «verso la quale sta andando questa tormentata area del pianeta». Per Brunori, l’unica strada possibile per una stabilizzazione del Medioriente «è quella dell’accettazione piena e leale dello Stato d’Israele, oltre alla rivendicazione del diritto ad uno Stato palestinese e all’educazione alla pace per le giovani generazioni». Tuttavia, aggiunge, gli israeliani «non accetteranno uno Stato palestinese ai suoi confini, almeno fino a che non vedranno che i bambini nelle scuole palestinesi non verranno educati alla convivenza e alla pace invece che all’odio».

Adam Smulevich

2025

Risposta a Stefano Lorenzetto, Italia Oggi. Articolo del 9 Maggio 2025

Dispiace che il bravo Stefano Lorenzetto  abbia perso un po’ di lucidità: si “stupisce” del fatto che in uno dei 4365 servizi e dirette (TV e radio) da me realizzati dal 7 ottobre 2023 ad oggi – io abbia usato il termine “tradimento” a proposito di San Pietro. Forse non sa che, senza nulla togliere al “tradimento di Giuda”, anche il “tradimento di Pietro” è un classico della letteratura omiletica, né che la processione oggetto del servizio si concludeva proprio nella chiesa di San Pietro in Gallicantu (che evoca il luogo in cui il gallo cantò).

Forse ha sbagliato il Penitenziere Maggiore della Casa Pontificia, il cardinale James Francis Stafford a non chiedere l’imprimatur al severo censore della rubrica “Sotto a chi tocca” prima di scrivere che “Il tradimento di Pietro è davvero difficile da leggere. Ancora oggi risulta incomprensibile che Pietro non solo ha rinnegato Gesù ma ha anche imprecato contro di lui.” (Sito ufficiale della Santa Sede, 21 luglio 2006).

“Scivolone” anche per il predicatore della Casa Pontifica, padre Raniero Cantalamessa, che nell’omelia “Con Pietro o con Giuda?” affermava che “Il dato che più colpisce, leggendo la passione secondo Marco è il rilievo dato al tradimento di Pietro. Esso è prima annunciato da Gesù nell’ultima cena, poi descritto in tutto il suo umiliante svolgimento.” (Cantalamessa.org).

Il biblista di fama mondiale cardinale Gianfranco Ravasi “tradiva” il pensiero teologico lorenzettiano per ben due volte in pochi giorni quando scriveva: “È lei [Maria] che consola l’apostolo Giovanni scoraggiato per il tradimento di Pietro.” (Osservatore Romano, 11 aprile 2009) e quando rifletteva sul “tema evangelico del gallo che canta al momento del tradimento di Pietro.” (Osservatore Romano, 24 aprile 2009).

Perfino i romani pontefici hanno indugiato sul “tradimento di Pietro”: “Pensiamo poi all’abbandono dei discepoli, al tradimento di Pietro” (Papa Francesco, Omelia da Santa Marta, 3 ottobre 2017, Vatican News e Avvenire); “Prima dell’esperienza del tradimento l’Apostolo avrebbe certamente detto: “Ti amo incondizionatamente” (Benedetto XVI, Udienza Generale su “Pietro, l’Apostolo” 24 maggio 2006). “Anche Pietro porta in sé – nel profondo dell’animo – il ricordo della delusione data al suo Maestro nella notte del tradimento” (Giovanni Paolo II, 12 novembre 1990).

Scrivono di “tradimento” Lucetta Scaraffia (Osservatore Romano, 9 aprile 2017) e tanti altri come Richard Holloway: “Il tradimento di Pietro è una storia molto nota ma vale la pena soffermarvisi ancora”. (Avvenire, 21 maggio 2019). Proprio vero. Nella rubrica “Sotto a chi tocca” oggi tocca proprio a Stefano Lorenzetto. Anche la rubrica in fondo ha “tradito” il suo inventore.

Giovan Battista Brunori

2024

Libero. Tele… raccomando.
Di Klaus Davi

2024

Citazione in “Viaggi a Gerusalemme”. Di Adam Amulevich; Storie, 2024

2023

Informazione Corretta. Recensione di Tg2 Dossier
“I mille volti della Shoah”

2022

RITRATTO DI JOSEPH RATZINGER, IL PRIMO PAPA A DIMETTERSI IN SEI SECOLI. (EUROPE 1)

2022

LA MORTE DI JOSEPH RATZINGER; AGENZIA FRANCE PRESS 31 12 2022

AFP 31-12-2022 11:40 Benoît XVI, le premier pape à démissionner en six siècles Cité du Vatican, 31 déc 2022 (AFP) – Benoît XVI, théologien conservateur allemand décédé samedi à 95 ans, restera dans l’Histoire comme le premier pape ayant démissionné depuis le Moyen-Âge, à l’issue de huit ans d’un pontificat miné par une crise profonde.Le 28 février 2013, à l’approche de ses 86 ans, Joseph Ratzinger cède sa place après avoir annoncé sa renonciation en latin au détour d’un discours en invoquant l’affaiblissement de ses forces, surprenant le monde entier.Depuis, ce brillant professeur de théologie bavarois vivait discrètement, retiré dans un monastère au Vatican. En chaise roulante, s’exprimant difficilement mais toujours lucide selon son entourage, le pape émérite continuait de recevoir des visites, alimentant malgré lui la saga des “deux papes”.Elu le 19 avril 2005, ce proche collaborateur de Jean Paul II est vite confronté à la plus grave crise de l’Eglise contemporaine: les révélations en cascade d’agressions sexuelles commises sur des enfants par des membres du clergé, aggravées par l’”omerta” de la hiérarchie catholique.Ce scandale le rattrape dans sa retraite lorsque, début 2022, un rapport allemand le met en cause pour son inaction à l’époque où il était archevêque de Munich. Défendu par le Vatican, Benoit XVI sort alors de son silence pour demander “pardon”, tout en assurant ne jamais avoir couvert de pédocriminel.Mais le geste fort de son pontificat restera sa renonciation, la première d’un pape depuis 1415, une décision personnelle qu’il qualifiera plus tard d’”évidence” en reconnaissant “les difficultés” qu’il avait dû affronter sur le trône de Saint-Pierre.Ce fut “un geste courageux, un geste de gouvernement”, estime le biographe italien Giovanbattista Brunori, relevant pourtant que Ratzinger “n’a jamais été un pape de gouvernement, mais un pape de pensée” et “de la doctrine”.Dans une Eglise en perte d’influence, son pontificat est émaillé de polémiques, à l’image de la levée en 2009 de l’excommunication de quatre évêques intégristes. Devant le drame de la pédocriminalité, il prône la “tolérance zéro” et devient le premier pape à présenter ses excuses, exprime ses “profonds remords” et rencontre des victimes.”Sur la question des agressions sexuelles, il n’a pas résolu les problèmes mais a indiqué des voies correctes pour les affronter”, assure le père Federico Lombardi, ancien porte-parle du Saint-Siège et président de la Fondation Joseph Ratzinger-Benoît XVI gérant son oeuvre.En 2012, le pontife allemand se retrouve plongé dans “Vatileaks”, un scandale de fuites de documents confidentiels auquel est mêlé son majordome, mettant au jour la gabegie financière au Vatican. Une affaire qui l’affecte profondément.Avant son élection, le cardinal Ratzinger avait pendant 24 ans lutté contre toute dérive au dogme de l’Eglise, ce qui lui avait valu le surnom de “Panzerkardinal”.”Un stéréotype!”, estime le cardinal français Paul Poupard, qui retient “la profondeur et la beauté de son oeuvre de théologien” en louant son “humanité la plus délicate”.Benoit XVI ne lâche rien sur le célibat des prêtres ou l’ordination des femmes, et défend une ligne conservatrice face aux évolutions sociétales, comme sur l’avortement ou l’euthanasie. Il tente aussi d’éliminer les frasques dans une Eglise qu’il souhaite moins “mondaine”, un objectif repris par son successeur François.Fustigeant les dérives du capitalisme, dans la lignée de la crise financière de 2008, il se dresse contre la sécularisation croissante de l’Occident et s’investit dans le dialogue oecuménique et interreligieux, au fil de ses 25 voyages à l’étranger.Mais ce mélomane timide, loué pour sa gentillesse en petit comité, ne s’impose pas en public comme son charismatique prédécesseur Jean Paul II. Manquant de poigne, trop confiant dans son entourage, il ne parvient pas à réformer la Curie, enlisée dans la paralysie.Desservies par une communication maladroite, ses déclarations peuvent même créer l’incompréhension, comme lorsqu’il suggère en 2006 que l’islam est intrinsèquement lié à la violence, provoquant une vague d’indignation dans le monde musulman.En 2009, avant son premier voyage en Afrique, il crée la polémique en déclarant que la distribution de préservatifs aggrave le problème du sida, mais admettra en 2010 l’usage du préservatif “dans certains cas” pour éviter la contamination.Nouvelles critiques après son feu vert en 2009 à la cause de béatification de Pie XII, contesté pour sa passivité pendant la Seconde Guerre mondiale.Né le 16 avril 1927 en Bavière dans une famille catholique anti-nazie, ce fils de gendarme entre au petit séminaire dès l’âge de 12 ans. Il est inscrit aux Jeunesses Hitlériennes, enrôlement alors obligatoire. Devenu pape, il dénoncera “l’inhumanité” du régime nazi.Ordonné prêtre en 1951, Joseph Ratzinger enseigne la théologie durant 25 ans dans des universités allemandes. Lors du concile réformateur Vatican II, il fait partie des théologiens partisans de l’ouverture mais, face au choc libertaire de 1968, prend un tournant conservateur.Il est ordonné archevêque de Munich en 1977 et créé cardinal par le pape Paul VI la même année. En 1981, Jean Paul II le nomme à la Congrégation pour la doctrine de la foi, l’ancien Saint-Office héritier de l’Inquisition.En 1997, il doit se faire poser un pacemaker tandis qu’une hémorragie cérébrale en 1991 l’avait laissé aveugle de l’oeil gauche.L’intellectuel auteur d’une centaine de livres, qui rêvait de prendre sa retraite dans sa Bavière natale, a toujours considéré son élection comme “un fardeau”, même s’il passa les quatre dernières décennies de sa vie au Vatican.Ratzinger était “une personne terre à terre… que l’on retrouve dans les plus hauts cercles tout en restant une personne très humble et chaleureuse”, avait déclaré à l’AFP en 2020 Peter Seewald, son biographe allemand.cmk-cm-ide/gab/lch

2022

Tg2 Dossier Babyn Yar. Agenzie di stampa

2022

Tg2 Dossier: L’abisso del male. Babyn Yar. 12 2 2022. Shalom.it Periodico Comunità Ebraica di Roma

2022

Tg2 Dossier Babyn Yar. Moked il portale dell’Ebraismo italiano

2021

Agenzie su Tg2 Dossier “La pace sospesa” (9/10/2021)

2021

“Informazione Corretta” su Tg2 Dossier “La pace sospesa” andato in onda 9/10/2021

2019

Tg2 Dossier: La nuova vita del papa teologo. Il Giornale 15 04 2019 prima pagina

2017

Benedetto XVI. Recensione della rivista Diocesi Napoli. aprile 2017

2017 - 2005

2005

La Croce e la Sinagoga. Recensione de Il Giornale (Andrea Tornielli) Chiesa e Shoah, La “lista” del Vaticano. Gli ebrei salvati in biblioteca. 15 giugno 2005

2005 - 2001

2025

Due anni dopo l’orrendo massacro del 7 ottobre, la furiosarisposta del governo Netanyahu e l’inizio della guerra a Gaza,l’uccisione di migliaia di civili palestinesi e lo scoppio diuna drammatica crisi umanitaria, il Medioriente è ancora nelcaos anche se comincia a vedersi una luce in fondo al tunnel.L’annuncio di Hamas di liberare gli ostaggi israeliani ridàslancio ai colloqui sulla tregua e sul futuro assetto di Gaza”.Ne parla nel suo libro Giovan Battista Brunori, archivista,giornalista, attualmente corrispondente responsabiledell’ufficio Rai per il Medioriente.Dopo 730 giorni di guerra, si delinea il declino della”Mezzaluna sciita” iraniana e il sorgere di nuovi equilibri trale potenze. Hamas non ha vinto Israele sul piano militare mal’ha battuto però su quello della propaganda e sull’aver messoal centro dell’attenzione mondiale il tema della Palestina.

Oramai però molti paesi arabi e musulmani vedono Hamas come unaparte del problema e non della soluzione, e comincianoapertamente a “scaricare” il gruppo che ha governato Gaza con ilterrore per 18 anni e torturato i suoi abitanti. D’altra parte,la comunità internazionale accusa Israele di uso sproporzionatodella forza, di aver voluto colpire i terroristi punendo unintero popolo, racconta Brunori.Due anni dopo il sette ottobre Israele ha ripristinato ladeterrenza spezzando gli anelli della “catena della morte”preparata dall’Iran. L’Idf è riuscito a schiacciare nemiciesterni ed interni ma non riesce però a debellare il terrorismopalestinese che continua ad insanguinare le città israeliane.La strategia di guerra permanente ha neutralizzatoprovvisoriamente le minacce manifestatesi il 7 ottobre ma non ègaranzia di stabilità a lunga scadenza e non offre soluzioni peruna vera pace. I fronti aperti sono troppi anche per la temibilemacchina bellica israeliana.Sarà invece ancora molto lunga e dolorosa la strada deipalestinesi verso uno Stato, nonostante i riconoscimenti dimolti paesi. In attesa di capire cosa accadrà del piano di pacedi Trump per la stabilizzazione dell’area e la ricostruzione diGaza, la scelta di Hamas di violentare la popolazione israelianail 7 ottobre con l’obiettivo di creare una Palestina “dal fiumeal mare” gettando a mare i suoi abitanti ha indebolito la causadei due Stati, ha rafforzato le ali estreme allontanando dalpercorso di pace anche le donne e gli uomini che in Israelehanno sempre lavorato e creduto nella coesistenza.Sono sempre più drammatiche le condizioni dei palestinesi diGaza vittime dei raid israeliani, ma ancor prima di leaderviolenti e senza scrupoli che hanno promesso loro un futuroglorioso e li hanno invece portati alla rovina. (ANSA).2025-10-06 17:54RLOG