Cominciano a vedersi i primi segni pubblici della missione di pace annunciata dal papa di ritorno il 30 aprile scorso.
Se il il papa ha incaricato il cardinale Zuppi di essere interlocutore unico con Zelenski e Putin, la missione non ha come scopo immediato la mediazione tra le due parti ma di favorire un clima che possa portare alla pace.
Una strada tuttavia densa di incognite: Se le forze di Mosca continuano a provocare morte e distruzione, le autorita’ di Kiev non hanno mai nascosto la delusione per la tradizionale equivicinanza della diplomazia vaticana, “neutralita’ positiva” viene definita, con l’intento di avvicinare i popoli, e superare le crisi.
Del resto il presidente ucraino Zelenski – il 13 maggio in udienza dal papa – aveva affermato che Kiev non ha bisogno di mediatori, pur chiedendo l’intervento del pontefice per riportare a casa i bambini deportati in Russia.
Soddisfazione ha suscitato il segnale giunto il 26 maggio: Mosca esprimeva apprezzamento sull’invio di una personalita’ vaticana in Russia. Il pontefice – che non si stanca di invocare pace per la martoriata ucraina, non si nasconde le difficolta’ di questo percorso e tuttavia ha scelto per la missione di pace il presidente della Cei, regista a suo tempo – assieme ad Andrea Riccardi – dell’accordo di pace con il Mozambico siglato a S.Egidio il 4 ottobre 1992. il servizio del tg2 ore 20.30 del 5 6 2023





