Processo al cardinale Becciu

“Un marcio sistema predatorio e lucrativo, messo in atto da soggetti esterni alla comunità ecclesiale ma reso possibile da connivenze interne.”
è quanto si legge nelle 487 pagine nelle quali i magistrati vaticani hanno messo nero su bianco le accuse sul giro d’investimenti con i fondi della segreteria di stato vaticana a cominciare dalla compravendita di un immobile di lusso di Sloane Avenue a Londra, tra giugno 2013 e febbraio 2014.
“Un intreccio quasi inestricabile inestricabile” tra persone fisiche e giuridiche, fondi d’investimento, titoli finanziari, che vedono all’opera faccendieri, finanzieri, avvocati, con denaro proveniente direttamente o indirettamente dall’obolo di San Pietro.
il 27 luglio andranno a processo 10 persone, tra le quali – per la prima volta un cardinale – Angelo Becciu, ex potente numero tre della curia, già estromesso da ogni incarico un anno fa, per peculato e abuso d’ufficio. becciu – definito abile a gestire la comunicazione verso i giornalisti compiacenti – deve rispondere anche dei bonifici per 575.000 euro fatti dalla Segreteria di Stato alla manager Cecilia Marogna, che sarebbero poi finiti in spese personali, e i finanziamenti rivolti alla cooperativa del fratello Antonino.
a processo anche i finanzieri raffaele mincione e gianluigi torzi, per accuse che vanno dal peculato, all’appropriazione indebita, alla truffa, e figure apicali dell’allora Autorità di Informazione Finanziaria
come Renè Brulhart, e Tommaso di Ruzza. il cardinale Becciu si dice vittima di una macchinazione, convinto di poter dimostrare ala sua innocenza. cosi’ come fa Renè Brulhart, che parla di abbaglio processuale.
la Segreteria di Stato si costituirà parte civile nel processo.

Immagine di Giovan Battista Brunori

Giovan Battista Brunori