Nelle vie strette della citta’ di Gerusalemme, vicino alla porta dei leoni, un gruppo di cristiani porta in processione una croce. Una scena che qui, nella “citta’ santa” si ripete spesso. Alcuni ebrei ortodossi percorrono la stessa via, diretti verso il muro del pianto, per la festa di Sukkot. Alcuni giovani e meno giovani, seguiti dai bambini che da loro prendono esempio, cominciano a sputare per terra, vicino al gruppo dei cristiani.
Poche settimane fa, era stato un giornalista israeliano di canale 13, travestito da frate, a registrare con una telecamera nascosta cosa accade nella vita quotidiana di un religioso: insulti, sputi, gesti di disprezzo contro le persone e i luoghi sacri.
Se in Israele, i diritti individuali sono rispettati e la minoranza cristiana è in crescita in termini assoluti, a differenza di quanto accade nel resto del medioriente, tuttavia i religiosi denunciano un clima di crescente impunità. Negli ultimi mesi si sono moltiplicati irruzioni nei monasteri,
devastazioni di oggetti sacri, profanazione di tombe.
Il premier Benyamiun Netanyahu ha espresso dura condanna dei tentativi di intimidire i fedeli: adotterò azioni immediate – ha scritto sui social – non sara’ tollerata alcuna forma di ostilita’ verso chi compie riti religiosi. Israele e’ impegnato a salvaguardare il sacro diritto di culto a tutti i fedeli.
Ferma condanna era stata espressa in precedenza dal presidente Herzog, che aveva manifestato solidarieta’ ai cristiani e assicurato il massimo impegno delle istituzioni per il rispetto della liberta’ di religione nello stato d’Israele. il servizio di Rainews24





