L’invasione russa, avviata esattamente un anno fa, portava morte e distruzione. Due le città simbolo di questo martirio: Bucha e Irpin.
Nelle telefonate intercettate tra i militari russi e i loro familiari la conferma dei crimini di guerra. Ai giovani russi, che avevano accettato l’incarico perché avevano bisogno di soldi, avevano detto che sarebbero stati accolti dalla popolazione, che tutto sarebbe finito in una settimana. Ma si sbagliavano.
l’assalto russo all’aeroporto di Hostomel, il 24 febbraio, che doveva spianare la strada alla conquista di Kiev viene respinto dalla resistenza. Le forze russe avanzano verso sud, si disperdono nei villaggi intorno, come Bucha e Irpin. i soldati russi danno la caccia a quelli che considerano minacce; spesso ubriachi fanno rastrellamenti, torture, stupri, furti nelle case. uccidono persone disarmate, che uscivano per fare la spesa come Irina, 52 anni, truccatrice. Crimini che emergono dopo il ritiro delle truppe russe. Mosca parla di messa in scena, ma come documenta la stampa internazionale, Yablunka Street diventa la strada della morte: la procura ucraina identifica 91 soldati russi: oltre 9000 i crimini di guerra a Bucha, oltre 1700 i civili massacrati. un metodo che si ripete nei gli altri territori occupati, come Irpin e Borodianka. Il servizio del Tg2 ore 13





