Il terrorismo e i flagellanti

Mentre le forze di polizia danno la caccia ai terroristi di Bruxelles, diverse vittime non sono ancora state identificate e decine di feriti ancora lottano tra la vita e la morte, c’è già chi mette sullo stesso piano  le azioni dei terroristi con quelle dei piloti che bombardano l’Isis. Senza nulla togliere all’orrore per le vittime civili, e alle giuste critiche per interventi militari folli come quelli che hanno  portato alla dissoluzione dello stato in Libia giova ricordare le parole dell’allora cardinale Ratzinger nel 2004: “C´è un odio di sé dell´occidente che si può considerare solo come qualcosa di patologico. L´occidente tenta sì in maniera lodevole di aprirsi pieno di comprensione a valori esterni, ma non ama più se stesso; della sua propria storia vede oramai soltanto ciò che è deprecabile e distruttivo, mentre non è più in grado di percepire ciò che è grande e puro. Se vuole davvero sopravvivere, l´Europa ha bisogno di una nuova – certamente critica e umile – accettazione di se stessa”.

Non basta flagellarsi, “a prescindere” come avrebbe detto Toto’, per risolvere i mali del nostro tempo, non serve battersi il petto sempre piu’ forte accusandosi di tutti i mali del mondo: bisogna capire cosa stia davvero accadendo nei quartieri delle nostre città europee, tra i giovani che si sono radicalizzati ma che sono nati e cresciuti tra noi, capire a quali fonti avvelenate si sono abbeverati,capire certamente quali errori sono stati fatti e porvi rimedio con l’educazione, la cultura, con il lavoro, oltre – ovviamente – ad assicurare rapidamente  i violenti alla giustizia, mettendoli in condizione di non nuocere.

Immagine di Giovan Battista Brunori

Giovan Battista Brunori