In banca: una impiegata non “gradisce” che io debba fare un pagamento F24. Piuttosto scortese mi dice “guardi che queste operazioni di cassa le puo’ fare online. Rispondo: ho provato a farlo, inutilmente. Per questo sono venuto… ” aggiungo che anche le operazioni online non sono gratis, la banca prende sempre una commissione… L’impiegata fa l’operazione lentamente e controvoglia, dicendo che è stata trasferita d’autorita’ in quella filiale. (L’altra impiegata invece lavora correttamente). Alcuni giorni dopo vado in un’altra filiale della stessa banca per fare un’altra operazione. Il dispositivo che distribuisce i numeri per la fila è rotto. Un’anziana con un cagnolino e’ disorientata, non sa a chi rivolgersi. Mi metto in fila con altre 6 persone. Un impiegato parla al telefono. (L’altro lavora). Dopo poco entra una persona nella filiale: l’impiegato che era al telefono gli dice di accomodarsi davanti a lui (senza fare la fila). Chiedo: “scusi, come funziona la fila?” Risposta: “ricevo persone per appuntamento.” Subito dopo pero’ si va a prendere iI caffè al bar assieme al cliente che evidentemente conosce, e porta – davanti a me – il caffè all’altro collega che lavora. Faccio le mie operazioni, l’impiegato che mi ha seguito la pratica è stato bravo.
Scene simili purtroppo si ripetono sempre più spesso, in tanti uffici, nelle amministrazioni pubbliche, soprattutto dopo il Covid. Lo smart working usato male, viene “concesso” senza controllare che chi lo utilizza lavori veramente. Si diffonde la percezione che “In Italia non funziona più niente”: ecco una vera emergenza. Chi ha l’autorità di decidere (i dirigenti) non lo fa.
Viene in mente la celebre risposta di papa Giovanni XXIII a chi gli chiedeva “Santità, quante persone lavorano in Vaticano?” . Risposta: “circa la metà”. Profetico





