Il padre dello Shahab-3, il missile di fabbricazione iraniana con una gittata di 2000 km e quindi in grado di colpire Israele, è tra le vittime dell’esplosione avvenuta sabato scorso in un deposito di armi ad ovest di Teheran. La morte del generale Hassan Moqaddam – da 25 anni impegnato nello studio del programma missilistico di Teheran – è un duro colpo per la difesa del regime degli ajatollah. Un incidente – avevano riferito le fonti ufficiali – avvenuto durante il trasferimento di armi da un edificio ad un altro. Ma nelle ultime ore si sono fatte più insistenti le voci secondo le quali ci sarebbe la mano dei servizi segreti israeliani dietro l’esplosione. E’ quanto sostiene Time che cita una fonte anonima interna ad un servizio segreto occidentale: “dietro l’esplosione ci sarebbe la mano del Mossad”. Secondo questa fonte “Israele ha ancora altre pallottole pronte in magazzino”. Secondo alcuni giornali israeliani la base militare ospitava proprio missili Shahab. Dopo la pubblicazione del rapporto dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica che ha lanciato l’allarme sui programmi nucleari iraniani le autorità israeliane non avevano fatto mistero di avere pronto un piano d’attacco contro la repubblica islamica.






