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“L’umiltà può essere la chiave di volta della vostra attività. Ognuno di noi sa quanto sia difficile e quanta umiltà richieda la ricerca della verità̀. E quanto sia più facile non farsi troppe domande, accontentarsi delle prime risposte, semplificare, rimanere alla superficie, all’apparenza; accontentarsi di soluzioni scontate, che non conoscono la fatica di un’indagine capace di rappresentare la complessità della vita reale. L’umiltà del non sapere tutto prima è ciò che muove la ricerca. La presunzione di sapere già tutto è ciò che la blocca.”
Parlando nella Sala Clementina in Vaticano ai all’Associazione stampa estera papa Francesco espone il suo decalogo del buon giornalismo, ricorda le parole del patrono dei giornalisti, san Francesco di Sales, quando avvertiva che la parola va usata come il chiururgo usa il bisturi: richiamo particolarmente utile – avverte il pontefice- nel tempo delle fake news e dell’odio che circola cosi’ spesso sul web.
L’umiltà non è mediocrità – sottolinea il pontefice – ma è non fermarsi alle apparenze, è affrontare la fatica di indagare, senza farsi dominare dalla fretta, è non smerciare il cibo avariato della disinformazione. Papa Francesco richiama i giornalisti alle loro responsabilità: la comunicazione deve essere strumento per costruire e non per distruggere per camminare in pace e non per seminare odio, per dare voce a chi non ha voce, come i bambini indifesi, i migranti, “il Mediterraneo si sta convertendo in un cimitero”, e non per fare da megafono a chi urla più forte. Li esorta dunque a raccontare anche gli eroi del quotidiano, illuminando chi non si arrende all’indifferenza e all’ingiustizia





