Fiducia Fatica Futuro

FIDUCIA FATICA FUTURO
CONSEGUENZE PSICO SOCIOLOGICHE E RICADUTE INFORMATIVE
ICEF 25 MARZO 2022

Si sono verificate due sfide senza precedenti nella nostra storia recente, due prove che non abbiamo ancora superato: l’emergenza Covid e ora l’invasione russa dell’Ucraina, due crisi drammatiche, con caratteristiche diverse ma con alcuni tratti simili. Due emergenze che hanno messo in rilievo la nostra fragilità, ma hanno suscitato un’ondata di solidarietà nel caso della pandemia, e nel caso della crisi ucraina un moto di unità tra le democrazie europee e gli stati uniti, una rinascita dell’alleanza atlantica.

La pandemia e la guerra ci hanno colti di sorpresa, ci hanno trovati impreparati, hanno provocato cambiamenti nella nostra vita, e cambieranno il nostro futuro.

Per quanto riguarda il Covid abbiamo capito che da soli non possiamo affrontare la pandemia: senza l’Europa il nostro paese sarebbe stato schiacciato dal peso di una emergenza sanitaria che ha comportato perdite gravissime in vite umane, chiusure di aziende, fallimenti, disoccupazione.

Siamo a due anni dall’inizio del lockdown: ci ricordiamo tutti il senso di sgomento che ci ha presi quando siamo stati messi di fronte ad un nemico invisibile, un nemico sconosciuto dal quale potevamo difenderci solo chiudendoci in casa. Gli stessi leader mondiali brancolavano nel buio.

Nelle case dove le relazioni erano buone il lockdown è stato l’occasione per rafforzare il dialogo all’interno della famiglia. Laddove invece i rapporti erano conflittuali, i mesi di segregazione forzata hanno trasformato le case in un vero inferno, soprattutto per chi vive in appartamenti piccoli. Sono aumentati i fenomeni di violenza contro le donne, i fenomeni di violenza in generale, sono aumentati i disturbi mentali. I bambini, i ragazzi hanno subito un grosso calo nel rendimento scolastico, un buco nell’apprendimento valutato tra il 30 e il 50%. Si è aggravata una emergenza educativa che ha prodotto effetti molto pesanti nei minorenni.

Ho conosciuto bambini che non  hanno mai potuto avere una vera festa di compleanno: prima della pandemia erano troppo piccoli, durante la pandemia si sono interrotte le relazioni sociali, e proprio in questi giorni si stanno riaffacciando ad una vita normale: ma sono bambini fragili, che sembrano camminare sulle uova.
Bambini che in alcuni casi hanno potuto colmare il vuoto aprendo un libro con un genitore, ma sappiamo che in molti casi purtroppo non è stato così.

E’ aumentata la dipendenza da dispositivi elettronici: ho conosciuto ragazzi anche bravi al liceo che si sono chiusi in un mondo virtuale respingendo ogni contatto con il mondo esterno: si sono immersi nella pratica di videogiochi collegandosi a distanza con altri ragazzi di cui non conoscono neanche il volto. Ragazzi che giocano la notte e dormono di giorno. Ciascuno solo davanti al proprio schermo.

Ora stiamo uscendo un po’ alla volta dall’emergenza, ma il Covid non è ancora andato via. Restano l’incertezza, la nostra fragilità, le incognite di un futuro di cui non si vedono i lineamenti, resta il “distanziamento sociale”. La paura del contagio ha modificato in parte le nostre abitudini: i contatti con il mondo esterno si sono fatti più rapidi, per strada ci si saluta da lontano e più velocemente, c’è spesso un alone di sospetto sull’altro che si avvicina, è calata la pratica religiosa, in chiesa anche quello che era l’abbraccio della pace si è trasformato in un timido cenno di intesa.
Non possiamo dare un taglio netto ad una fase cosi’ cupa della nostra storia ed aprire una pagina nuova. Eppure abbiamo bisogno come l’aria di recuperare fiducia nel futuro, riaprirci alla speranza.

Ora l’invasione dell’Ucraina ci mette di fronte ad una nuova drammatica emergenza: la gente ovviamente ha paura della guerra, teme l’aumento del costo dei carburanti, del pane, ha paura di perdere le proprie sicurezze.

Come durante la pandemia, ora di nuovo ci sentiamo impotenti, confusi, fragili. Questa guerra nel cuore del vecchio continente ha costretto l’Europa ad interrompere le proprie relazioni con la Russia.
L’Europa non credeva ad una aggressione militare, eppure a ben vedere la situazione era evidente: sono stato a Kiev i primi di gennaio, c’erano già 100 mila soldati russi al confine. Avevo molto chiara la percezione che qualcosa del genere stesse per accadere, come del resto segnalava l’intelligence americana.

Pensavamo di aver conquistato una volta per tutte la pace, che l’Europa ci ha garantito negli ultimi 70 anni. Ma non è così: la pace, le libertà democratiche poggiano su basi fragili, che vanno rafforzate con pazienza giorno per giorno con un impegno sociale, culturale, politico.

L’Europa è nata da un patto tra le nazioni dopo la più sanguinosa guerra della storia, dopo avere sperimentato a quali orrori portano la furia dei nazionalismi e delle dittature. Un patto nato dalla sconfitta militare inferta dalle democrazie occidentali alle dittature che aspiravano al controllo del mondo.

Si è cominciato a realizzare un grande sogno di pace, di armonia, di concordia, di benessere: per quanto imperfetta e faticosa possa essere questa costruzione, l’Europa è la patria dei diritti, la patria della democrazia. La patria della libera circolazione delle idee, delle persone, delle merci. Il luogo dove si vive la fatica del dialogo e anche dello scontro tra persone diverse, tra ideologie diverse, tra comunità religiose diverse.

Sia la pandemia che l’invasione dell’Ucraina hanno avuto come effetto l’aumento delle fake news, che traggono alimento dall’incertezza, dalla paura, dall’ignoranza.

Le fake news si moltiplicano quando ci sono eventi ai quali non siamo in grado di dare spiegazioni, frutto di persone che lucrano sull’ingenuità della gente, sono frutto dell’ignoranza, oppure sono dovute ad uno spregiudicato obiettivo politico. Le fake news sono una infezione che nasce in un sistema informativo malato, che non trova gli anticorpi adatti per combatterle, che trova terreno fertile in una cultura impregnata di un relativismo che mette tutto sullo stesso piano: teorie scientifiche e tesi strampalate, mette a confronto in uno studio televisivo scienziati di chiara fama e persone che non hanno alcun titolo per parlare.

Le fake news trovano terreno fertile laddove c’è sfiducia nelle istituzioni: a molte persone spaventate è apparso difficile capire che perfino i grandi della terra non avevano soluzioni a portata di mano per sconfiggere la pandemia, eppure è proprio quello che è accaduto: il premier britannico prima ha perseguito l’immunità di gregge poi ha rischiato la vita in rianimazione, quindi ha cambiato linea. Per non parlare di chi, come il presidente americano, aveva suggerito di fare ricorso ad iniezioni di disinfettanti.

In Italia tre milioni di persone semplicemente pensano che il Covid non esista: per loro si tratta solo dell’ennesimo complotto ordito da fantomatiche lobby di potenti.
Alcune persone mi hanno fermato recentemente per dirmi: “perché voi giornalisti non ci dite la verità sulla pandemia?”, dando per scontato che i giornalisti abbiano una verità che tengono nascosta al grande pubblico.

In guerra poi si sa, che la verità è la prima vittima. Le notizie false o distorte vengono date in pasto ai media per influenzare i comportamenti del nemico in battaglia.

Con l’invasione dell’Ucraina, se in un primo momento era sembrato chiaro a tutti che l’Ucraina era la nazione invasa, poi con il passare dei giorni, con l’aumento del prezzo dei carburanti, la paura delle ritorsioni da parte della Russia, la paura della terza guerra mondiale, le pressioni di lobby filorusse, è crescuto il numero di chi accusa Zelensky di essere un corrotto, un mitomane. In fondo – affermano – è bene che si arrenda per il bene del suo popolo. “Chi può essere così pazzo da mettersi contro un leader forte come Putin?”

Per molti la colpa è sempre dell’Occidente, della Nato, la soluzione è quella di non disturbare l’aggressore. Altri dicono “nè con la Nato nè con Putin”. Ma, come diceva don Milani “non c’è ingiustizia più grande che fare parti uguali tra diversi”.

Nei giorni scorsi abbiamo visto l’intervento di Putin davanti alla folla nello stadio di Mosca: mentre Putin dichiarava di voler portare a termine quella che ha vietato di definire guerra chiamandola “operazione militare” facevano impressione le immagini di quell’orgia di canti e slogan nazionalisti mentre si vedevano in tv i volti di persone sorridenti e inneggianti al loro leader: in  quegli sguardi brillava una strana luce, simile a quella che si vedeva negli occhi delle madri di famiglia che applaudivano il fuhrer, che prometteva di far uscire la Germania dalla crisi,  prometteva di vendicare i tedeschi  dall’umiliazione subita con la sconfitta della prima guerra mondiale.

La Russia ha avuto una storia diversa, eppure in quella nazione oggi è forte il desiderio di tornare ad essere una grande potenza: per Putin il crollo del regime sovietico è stato “la più grande catastrofe geopolitica del ventesimo secolo.”
Il regime comunista è imploso a causa della ideologia che la governava. Come ha affermato san Giovanni Paolo II, nell’intervista a Vittorio Messori, “Il comunismo come sistema […] è caduto in conseguenza dei propri errori e abusi […]  è caduto da solo, per la propria immanente debolezza”.

Dopo la caduta del muro di Berlino il paese era allo sbando: Putin ha fatto ritrovare alla Russia l’orgoglio nazionale costruendone l’identità attorno alla vittoria del regime nazista, ha fatto abbassare il livello di povertà. Nonostante qualche scricchiolio, il consenso di Putin resta alto: diffonde la narrazione che la Russia sia accerchiata dall’Occidente che intenderebbe cancellare i suoi valori.  Putin dopo oltre 20 anni di governo guida il paese come una macchina, avendo in mano i media, la magistratura, facendo incarcerare i dissidenti, e in parlamento riuscendo a far approvare le leggi senza neanche un solo voto contrario.

E’ la democrazia del popolo ucraino il vero bersaglio del Cremlino, il vero pericolo per il sistema di potere dell’uomo solo al comando. Un pericolo che potrebbe diventare contagioso, e quindi da eliminare.

Un sistema di potere del quale fanno parte anche gli stessi vertici della Chiesa ortodossa russa, tradizionalmente legata al potere politico: il capo della Chiesa ortodossa Kirill, è arrivato a benedire l’invasione dell’Ucraina, con la motivazione che è necessaria per difendere i valori cristiani della tradizione russa messi in pericolo dalle libertà occidentali. Una guerra contro il peccato insomma, facendo riferimento in particolare ai valori cristiani messi in pericolo dalla cultura lgbt. Lo stesso presidente Putin ha usato in modo blasfemo un brano evangelico a sostegno dell’uccisione di tanti innocenti.

La Russia, che non ha conosciuto la Rivoluzione Francese, con i suoi ideali di libertà, uguaglianza e fraternità, è passata dal feudalesimo alla Rivoluzione bolscevica passando per il regime degli Zar.
Sapevamo che non sarebbe diventata rapidamente una democrazia di tipo occidentale, ma ora stiamo assistendo ad un vero passo indietro nella storia.

Oggi siamo di fronte ad una grande sfida globale tra le società chiuse e quelle aperte, tra le autocrazie e le democrazie.
L’Europa, gli Stati Uniti sono circondati da regimi autoritari che sono diventate potenze globali senza essere democratiche. E tuttavia questi regimi vantano una loro presunta superiorità rispetto alle democrazie, piene di contraddizioni, più lente nel prendere decisioni.

Dopo l’invasione russa, però a sorpresa l’Alleanza Atlantica che veniva data per morta è rinata, e l’ Europa non è mai stata così unita e ha rinsaldato il suo legame con gli Stati Uniti facendo scattare sanzioni senza precedenti contro la Russia.

Niente sarà più come prima: andiamo incontro ad una nuova Guerra Fredda tra est e ovest, prima o poi dovremo fare a meno del gas russo.

Come sempre i media ci inondano di notizie. Purtroppo anche in questa occasione a fronte di trasmissioni corrette ed equilibrate – soprattutto nel servizio pubblico – in altri casi i media tendono ad aumentare l’ansia e la confusione, realizzano talk show dove l’ obiettivo non è creare il contraddittorio – che è corretto e doveroso – ma dare vita ad uno spettacolo che tenga su gli ascolti, uno show in cui gli ospiti si azzuffano, si coprono la voce, propalano le teorie più stravaganti.  Ma non è questa vera informazione, è spettacolo.
Sono stati evidenti i limiti del circo mediatico che è stato creato durante la pandemia, con improbabili virologi assunti al ruolo di opinionisti, disposti a dire qualsiasi cosa pur di avere uno spicchio di notorietà.

Oggi – più che mai – occorre dare fiducia alla popolazione informando correttamente, parlando, scrivendo, indicando possibili vie d’uscita alle crisi sulla base della razionalità.

E’ necessaria una grande missione culturale: occorre aiutare la popolazione a riconciliarsi con i valori, le idee, la cultura, la spiritualità che ha reso grande l’occidente. Penso a quello che diceva Joseph Ratzinger: c’e’ qualcosa di patologico nell'”odio di se’ dell’Occidente”;  “l’Europa ha bisogno di una nuova accettazione di se stessa, se vuole sopravvivere”.

Solo se siamo consapevoli del bagaglio culturale e spirituale che ci è stato tramandato, se siamo riconciliati con esso, possiamo aprirci al dialogo con altre culture che non hanno un’impostazione liberale.
Altrimenti il dialogo diventa piuttosto una “resa”.

Per uscire dalle crisi del nostro tempo, a mio avviso, possiamo fare affidamento su alcune stelle polari:

1) l’Europa, ancora di salvezza durante la pandemia, patria delle libertà fondamentali in un mondo in cui aumenta l’aggressività dei regimi autoritari

2) la Scienza, alla quale dobbiamo i vaccini, realizzati a tempo di record, scienza che potrà aiutarci nel trovare soluzioni alternative alla crisi energetica

3) La Chiesa cattolica, che ha dimostrato anche in questa occasione di essere una autorità morale riconosciuta a livello mondiale, una barca non priva di fragilità e tuttavia indipendente, libera, in condizione di dare voce al soffio dello Spirito, al vento della profezia in questo tempo cosi’ tormentato.

Viene in mente la profezia di Isaia, la grande visione di pace, laddove al capitolo 2 descrive il monte Sion al quale affluiranno tutti i popoli. “Forgeranno le loro spade in vomeri, le loro lance in falci; un popolo non alzerà più la spada contro un altro popolo, non si eserciteranno più nell’arte della guerra”.

Ma parliamo del punto di arrivo, l’obiettivo verso cui tendere, alla fine dei tempi.

Nel frattempo, come in un ospedale da campo, secondo l’espressione cara a papa Francesco –  c’è la missione di curare le ferite delle donne e degli uomini di questo tempo così inquieto – ferite anche antropologiche, psicologiche e valoriali: come è avvenuto sulla strada di Emmaus, è necessario ragionare con persone deluse e sfiduciate, rassicurandole, indicando una meta sulla base della ragione innanzitutto e – per chi può – sulla base della fede.

Immagine di Giovan Battista Brunori

Giovan Battista Brunori