Afghanistan: il ritiro dei militari italiani

Ad una temperatura che sfiora i 44 gradi, nella base militare di Camp Arena, ad Herat, la toccante cerimonia dell’ammainabandiera alla presenza del ministro della difesa Lorenzo Guerini e dei vertici militari: presente il Capo di Stato Maggiore della Difesa, il generale Enzo Vecciarelli, il comandante del Comando Operativo di vertice Interforze generale di Corpo d’Armata Luciano Portolano e il comandante della Brigata Folgore, generale Beniamino Vergori. Una cerimonia, nell’hangar dell’aeroporto, che comincia con l’omaggio ai 54 nostri connazionali caduti sul campo.

L’inizio simbolico del ritiro del contingente italiano in Afghanistan, avviene 20 anni dopo gli attentati dell’11 settembre, la reazione militare americana e della Nato in Afghanistan per decapitare la rete dei terroristi di Al Qaeda e dei talebani che li hanno protetti. 100 mila le vittime civili afghane, 2500 morti tra i soldati della Nato, 54 le vittime italiane. “Non vogliamo che l’Afghanistan torni ad essere un luogo sicuro per i terroristi – ha detto il ministro Guerini – Vogliamo continuare a rafforzare questo Paese dando continuità all’addestramento delle forze di sicurezza locali per non disperdere i risultati ottenuti in questi 20 anni”. “In questi anni abbiamo addestrato 20mila uomini delle forze disicurezza locali, attivato 2.200 progetti di cooperazione civile-militare, stimolato progressi nella vita democratica, parità di genere, accesso all’istruzione.” Il ministro ha assicurato la protezione del governo italiano agli interpreti e al personale locale che in questi anni ha lavorato con i militari e alle loro famiglie che rischiano ora rappresaglie da parte dei talebani.

Viaggio-odissea di quasi 14 ore per i giornalisti durante il volo militare da Pratica di Mare verso Herat a causa di uno schiaffo degli Emirati Arabi Uniti all’Italia: il volo con 42 giornalisti a bordo e decine di militari non ha ottenuto il permesso di sorvolo ed è stato costretto a un cambio del piano di volo, quando oramai il carburante era quasi esaurito: tre ore di sosta nell’aeroporto di Dammam in Arabia Saudita prima di poter riprendere il volo per Herat, in forte ritardo sulla tabella di marcia ma in tempo per seguire la cerimonia ed incontrare i militari. Bravissima la Comandante Valentina Papa. La Farnesina ha convocato l’ambasciatore per esprimergli “la sorpresa e il forte disappunto per un gesto inatteso che si fa fatica a comprendere”. il servizio del Tg2 ore 20.30

Immagine di Giovan Battista Brunori

Giovan Battista Brunori